La mia storia e la mia "Carta Stalker"
L'attrazione per le carte mi accompagna fin da bambina, quando mio nonno mi faceva giocare con le carte napoletane e le faceva rispondere a qualche domanda che ponevamo. La svolta reale è arrivata 13 anni fa. In quel momento è stata proprio La Torre, la mia vera carta stalker, a darmi la spinta decisiva per il mio grande leap of faith: abbattere ogni certezza e trasferirmi nel Regno Unito senza un lavoro, senza garanzie e con tanta nebbia davanti a me, guidata solo dalla necessità di ascoltarmi davvero.
La Torre parla di vita vera, di cose reali, vive e presenti nella nostra quotidianità. Parla di quel cappotto di cemento armato che ci costruiamo addosso, gettata dopo gettata, scambiando una prigione per la nostra comfort zone. Lì dentro ci raccontiamo di stare "bene", convinti che non ci siano altre opzioni, finché quel rivestimento non diventa un sarcofago che ci impedisce di respirare.
Per me La Torre è un richiamo potente: ti dice di smetterla di accontentarti di uno spazio che ti sta stretto. Ti chiede il coraggio di dare fuoco a quella struttura e uscire fuori, anche se attorno c'è nebbia e non vedi ancora chiaramente dove appoggerai i piedi. È stato così per me quando ho scelto di ricominciare da zero qui in Inghilterra, ed è così che la vivo oggi: una carta che richiede un sacrificio vero, che non ti chiede di staccare la mela marcia, ma di abbattere l'intero albero quando non ti nutre più. Perché La Torre, prima o poi, crolla comunque: sta a noi scegliere se demolirla con consapevolezza per liberarci o aspettare che ci crolli addosso.


